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TARI: cos'è, chi la paga e come si calcola quando si vive in due

Chi paga la tassa sui rifiuti quando si vive in due, come si calcola, quando dichiarare i cambi di utenza e come ottenere lo sconto del 25% con l'ISEE.

Quattro bidoni colorati per la raccolta differenziata accanto a un muro grigio

La TARI è la tassa sui rifiuti che ogni famiglia riceve dal proprio Comune, di solito in una o più rate l'anno. Quando si va a vivere insieme, si cambia casa o si passa dall'affitto alla proprietà, la TARI è una delle prime voci da sistemare: capire chi deve pagarla, come si calcola e quali sconti esistono evita sorprese, more e doppioni con la vecchia utenza.

Cos'è la TARI e chi la stabilisce

La tassa è stata istituita dalla legge 147 del 2013, la legge di stabilità per il 2014, e serve a finanziare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani. La cornice è nazionale, ma il tributo è comunale: ogni Comune approva un proprio regolamento e le proprie tariffe, decide le scadenze di pagamento e le eventuali riduzioni. Per questo due coppie con la stessa casa, in due città diverse, possono pagare importi molto lontani tra loro.

Il presupposto della tassa è semplice: si paga se si possiedono o si detengono, a qualsiasi titolo, locali o aree scoperte in grado di produrre rifiuti urbani. Non conta quindi solo la proprietà, ma l'uso effettivo dell'immobile.

Chi paga la TARI quando si vive in due

La legge prevede che, se i possessori o i detentori sono più di uno, siano tenuti al pagamento in solido. Per una coppia significa che il Comune può chiedere l'intero importo a ciascuno dei due, indipendentemente da chi ha firmato la dichiarazione o da come i partner si dividono le spese in casa. È un dettaglio che conta anche dopo una separazione o la fine di una convivenza, se nessuno ha comunicato il cambiamento.

Per chi vive in affitto con un contratto ordinario, la tassa spetta all'inquilino, che è il detentore dell'immobile. Fa eccezione la detenzione temporanea: se la casa viene occupata per non più di sei mesi nello stesso anno solare, la TARI è dovuta solo dal possessore, cioè da chi ha la proprietà o un diritto reale come l'usufrutto.

Come si calcola la TARI: metri quadrati e componenti

Nel fissare le tariffe, i Comuni seguono i criteri del regolamento nazionale approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 158 del 1999. Per le abitazioni la tariffa ha due parti: una quota fissa, calcolata sui metri quadrati, e una quota variabile, che dipende dal numero di persone che compongono il nucleo familiare. Le utenze domestiche sono di solito divise in sei tariffe, in base al numero dei componenti.

Un esempio aiuta a capire l'ordine di grandezza. Il Comune di San Colombano al Lambro, con le tariffe del 2019, mostrava il calcolo per una casa di 100 metri quadrati abitata da tre persone: 51,91 euro di quota fissa e 104,44 euro di quota variabile, per un totale di 156,35 euro, a cui si aggiungeva il 5% di tributo provinciale, arrivando a 164,17 euro. Sono cifre locali e superate, utili solo per vedere come si combinano le due parti.

Quanto alla superficie, oggi si prende in genere quella calpestabile. Il Comune di Piacenza, per esempio, ricorda che per le abitazioni si passerà all'80% della superficie catastale quando sarà completato l'allineamento tra i dati comunali e quelli del catasto.

Quando si va a convivere: dichiarazione e cambi di utenza

Ogni inizio, variazione o cessazione dell'occupazione va comunicato al Comune o al gestore con la dichiarazione TARI. Il termine lo fissa il regolamento locale: a Piacenza sono 90 giorni dal momento in cui si verifica la circostanza. La dichiarazione vale anche per gli anni successivi, finché non cambia qualcosa che incide sull'importo.

Le situazioni tipiche di una coppia sono tre. Se uno dei due si trasferisce nella casa dell'altro, aumenta il numero degli occupanti e quindi la quota variabile: chi si sposta chiude la propria vecchia utenza, mentre per la casa comune va segnalato il nuovo componente. Se entrambi lasciano due abitazioni per una nuova, servono due cessazioni e una nuova iscrizione. Se la casa nuova è in affitto, l'utenza va aperta a nome di uno dei due inquilini.

SituazioneChi pagaCosa fare
Casa di proprietà in cui vive la coppiaPossessori e occupanti, in solidoDichiarazione di inizio o variazione al Comune
Casa in affitto con contratto ordinarioL'inquilino, come detentoreAprire l'utenza a nome di uno dei due inquilini
Casa occupata per non più di sei mesi nell'annoIl proprietario o titolare di un diritto realeChiarire con il proprietario come viene ripartita la spesa
Uno dei due si trasferisce dal partnerChi occupa la casa, con un componente in piùChiudere la vecchia utenza e segnalare il nuovo occupante
ISEE sotto la soglia del bonus socialeL'intestatario, con sconto del 25%Presentare la DSU: lo sconto arriva l'anno dopo

Riduzioni e bonus sociale rifiuti

La legge consente ai Comuni di prevedere, nel proprio regolamento, riduzioni ed esenzioni per alcune situazioni: abitazioni con un unico occupante, case tenute a disposizione per uso stagionale o limitato, abitazioni di chi risiede all'estero per più di sei mesi l'anno. Non sono automatiche ovunque: bisogna controllare cosa prevede il proprio Comune e, di solito, chiederle con la dichiarazione.

Dal 2026 esiste anche il bonus sociale rifiuti, uno sconto del 25% sulla TARI per i nuclei in difficoltà economica. Spetta a chi ha un ISEE sotto la soglia prevista per i bonus sociali, la stessa di luce, gas e acqua. Per il 2026 l'ARERA, l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, ha aggiornato la soglia ISEE a 9.796 euro, mentre per i nuclei con almeno quattro figli a carico resta a 20.000 euro.

Lo sconto non si chiede: basta presentare la DSU all'INPS. Se l'ISEE risulta sotto la soglia, i dati passano al gestore dei rifiuti, che applica il bonus l'anno successivo, sull'avviso di pagamento emesso entro giugno. Un ISEE del 2025 sotto soglia, per esempio, dà diritto allo sconto sulla TARI del 2026. Il bonus vale per una sola utenza: quella intestata a un componente del nucleo ISEE e corrispondente all'indirizzo indicato nella DSU.

Consiglio: quando andate a vivere insieme, controllate subito a chi è intestata la TARI e che l'indirizzo coincida con quello della DSU. Se l'utenza resta a nome di un ex coinquilino o di un genitore, il bonus sociale rischia di non arrivare anche con un ISEE sotto soglia.

Quando si paga la TARI

Le date cambiano da Comune a Comune e possono essere spostate con una delibera. Piacenza, per esempio, prevede il 30 aprile per il saldo dell'anno precedente e l'acconto del primo semestre, e il 2 dicembre per l'acconto del secondo semestre. Gli avvisi indicano importi e scadenze. In caso di dubbi su superfici, componenti o riduzioni, la verifica va fatta con l'ufficio tributi del Comune, con il gestore del servizio o con un CAF, perché ogni situazione concreta dipende dal regolamento locale.

Domande frequenti

La TARI si paga in base alle persone?

In parte sì. Per le abitazioni la tariffa ha una quota fissa legata ai metri quadrati e una quota variabile che dipende dal numero dei componenti del nucleo. Quando la famiglia cresce, o quando un partner si trasferisce, l'importo di solito aumenta.

In affitto chi paga la TARI, l'inquilino o il proprietario?

Con un contratto ordinario paga l'inquilino, perché detiene l'immobile. Se però la casa è occupata per non più di sei mesi nello stesso anno solare, la tassa resta a carico del proprietario.

Se siamo in due, chi riceve la richiesta di pagamento?

L'avviso arriva all'intestatario dell'utenza, ma la legge prevede che possessori e detentori siano tenuti in solido: il Comune può quindi chiedere l'intero importo a ciascuno dei due.

Come si ottiene il bonus TARI del 25%?

È automatico: serve solo una DSU valida con un ISEE sotto soglia, 9.796 euro nel 2026 o 20.000 euro con almeno quattro figli a carico. Lo sconto compare sull'avviso dell'anno successivo a quello in cui è stata presentata la DSU.

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